Vinicius Junior: talento puro o star capricciosa? Genio incompiuto o “piagnucolone” del calcio spagnolo? La domanda divide tifosi, addetti ai lavori e media. Una cosa è certa: le sue giocate spettacolari non lasciano indifferenti, ma fuori dal Real Madrid sembra esserci sempre più chi lo detesta. Dai campi di Maiorca al “morso” dell’odio Non è un caso se già alla sua prima partita in Spagna, un derby tra i “filiales” di Real e Atletico, Vinicius subì un morso letterale alla testa da un avversario. Era l’inizio di un rapporto d’amore con il madridismo e di crescente ostilità altrove. Tra scherni, critiche sulle sue conclusioni sbagliate e giocate spettacolari finite male, il giovane brasiliano è diventato il bersaglio preferito di molti colleghi e tifosi. Il caso Benfica: razzismo in campo? Martedì 17 febbraio, durante Benfica - Real Madrid, le tensioni sono esplose di nuovo. Il Real Madrid ha dichiarato di aver fornito alla UEFA tutte le prove disponibili per chiarire se il giocatore del Benfica Prestianni abbia rivolto insulti razzisti a Vinicius Jr. Il club spagnolo ha ribadito il suo impegno a combattere razzismo, violenza e odio nello sport e nella società. Tra sostegno e polemiche Vinicius resta un personaggio controverso: adorato dai tifosi del Real, criticato e provocato altrove. Nonostante la protezione del tecnico Carlo Ancelotti, le polemiche non si fermano. Ogni partita è uno specchio della sua carriera: tra talento straordinario e momenti di tensione, Vinicius Jr. è ormai simbolo di un calcio in cui razzismo, provocazioni e attenzione mediatica convivono con le qualità dei campioni. Il dibattito globale Dall’Europa all’America Latina, dal calcio alla società, Vinicius Jr. divide opinioni. È il riflesso di un mondo sportivo sempre più sensibile alle ingiustizie, ma anche affamato di protagonisti che sappiano far parlare di sé. In questo contesto, il brasiliano non è solo un giocatore: è un caso emblematico, tra amore, odio e spotlight mediatico.
Negli ultimi tempi ho la sensazione che il calcio stia diventando sempre più una battaglia tra guardie e ladri: da una parte gli arbitri, dall’altra i calciatori che provano costantemente a ingannarli. È un atteggiamento che, giornata dopo giornata, prende piede e rischia di trasformare il gioco in qualcosa di artefatto e teatrale, lontano dalla sua essenza. Alla fine però, come spesso accade, chi vince ha ragione. E così, nell’ultima sfida tra Inter e Juventus, l’episodio che ha visto protagonista Bastoni – con la conseguente espulsione di Kalulu – ha finito per indirizzare la partita e consegnare ai nerazzurri tre punti pesantissimi in chiave scudetto. Il dopo gara è stato rovente. La Juventus, furibonda, ha scelto di non mandare a parlare l’allenatore, ma i massimi rappresentanti del club. Prima l’amministratore delegato Damien Comolli, poi Giorgio Chiellini, oggi responsabile delle strategie sportive. Nessuno ha voluto analizzare davvero la partita, concentrandosi invece sull’episodio incriminato. Chiellini è stato durissimo: impossibile parlare di calcio dopo quanto accaduto; inaccettabile l’ennesimo episodio controverso dall’inizio della stagione. Parole che riflettono un malessere sempre più diffuso. Il problema, però, va oltre il singolo episodio. La Serie A continua a essere macchiata da errori arbitrali ripetuti. Sbagliare è umano, certo. Ma ciò che preoccupa è che nemmeno l’introduzione del VAR abbia ridotto davvero le polemiche. Anzi, spesso sembra aver aumentato confusione e tensione. A volte la tecnologia non viene utilizzata quando sarebbe necessario, altre volte interviene generando ulteriore incertezza e pressione sull’arbitro di campo. Il tentativo di codificare ogni situazione di gioco ha creato un cortocircuito regolamentare da cui le istituzioni calcistiche italiane, apparse deboli, faticano a uscire. Secondo quanto riportato da Calcio e Finanza, la FIGC sarebbe stata vicina al commissariamento dell’AIA, il cui presidente Antonio Zappi è stato inibito per 13 mesi in primo grado dal Tribunale Federale Nazionale. Un segnale evidente di un sistema arbitrale in piena crisi. L’ultima giornata di campionato potrebbe rappresentare un punto di non ritorno. Partite come Genoa-Napoli, Bologna-Parma e Juventus-Lazio hanno scatenato un putiferio di polemiche per decisioni arbitrali controverse, in alcuni casi difficili persino da comprendere. Dopo Juventus-Lazio, l’allenatore bianconero Luciano Spalletti ha sollevato un tema centrale: il non professionismo degli arbitri. Ha ricordato come siano gli unici, in campo, a non essere professionisti a tempo pieno. Una riflessione che ha aperto un dibattito profondo e necessario. L’AIA ha risposto dichiarandosi disponibile a lavorare verso una riforma strutturale, magari avvicinandosi al modello britannico, dove la figura dell’arbitro professionista è ormai consolidata. Siamo di fronte a un bivio decisivo per il calcio italiano. O il sistema trova il coraggio di riformarsi, restituendo chiarezza e autorevolezza alla classe arbitrale, oppure il rischio è quello di vedere il calcio italiano scivolare sempre più in una spirale di sospetti, simulazioni e polemiche infinite. E a perderci, alla fine, sarà solo il gioco.
Attaccante 17enne, Milton si è svincolato dal Boca Juniors, scegliendo Napoli come successivo step di carriera. il giovanissimo attaccante ha senso del gol, doti fisiche importanti e qualità tecniche notevoli. Si tratta di un colpo di prospettiva, per il club di De Laurentiis.
L’operazione sul gong del mercato è da ascrivere a Manna, che è riuscito a strappare il giovane talento a mezza Europa. Seguito dagli osservatori di diversi club del vecchio continente, il Napoli ha convinto l’attaccante con una idea del direttore sportivo.
Come si legge sul Corriere dello Sport:
“Il suo addio ha alimentato le polemiche sulle norme a Baires: qualità, mezzi fisici e l’odore del gol sono le doti che hanno fatto innamorare gli osservatori di tutta Europa. Alla fine l’ha spuntata il Napoli, facendo leva sulla “patria potestad”, la responsabilità genitoriale che in assenza di contratti consente ai genitori con un lavoro all’estero di svincolare, di fatto, i calciatori minorenni. Milton, un baby tanque, indossa la 9 nelle selezioni giovanili della nazionale argentina”.
Giovanni Di Lorenzo si opererà. A comunicarlo è stato il Napoli, che con una nota ha annunciato la decisione del capitano di sottoporsi a un intervento chirurgico al piede sinistro. Il calciatore ha scelto di sfruttare il periodo di stop, stimato tra i quaranta ai sessanta giorni, causato dal trauma distorsivo di secondo grado al ginocchio sinistro. Dopo il grande spavento iniziale, con Antonio Conte che aveva parlato anche di un possibile interessamento del crociato, era arrivato il sollievo per una diagnosi meno grave del previsto. La notizia dell’operazione, però, è arrivata come un fulmine a ciel sereno per i tifosi azzurri. Il club ha spiegato che la decisione è stata presa in pieno accordo con il giocatore, approfittando dei tempi di recupero già previsti per il ginocchio. A chiarire ulteriormente la situazione è stato lo stesso Di Lorenzo con un messaggio su Instagram: "Non tutti sanno che negli ultimi sei mesi ho giocato con un problema al piede che richiede un intervento chirurgico. La situazione e il dolore sono diventati ormai insostenibili per me e dato lo stop forzato per il ginocchio abbiamo deciso di intervenire sul piede".
Vinicius Junior: talento puro o star capricciosa? Genio incompiuto o “piagnucolone” del calcio spagnolo? La domanda divide tifosi, addetti ai lavori e media. Una cosa è certa: le sue giocate spettacolari non lasciano indifferenti, ma fuori dal Real Madrid sembra esserci sempre più chi lo detesta. Dai campi di Maiorca al “morso” dell’odio Non è un caso se già alla sua prima partita in Spagna, un derby tra i “filiales” di Real e Atletico, Vinicius subì un morso letterale alla testa da un avversario. Era l’inizio di un rapporto d’amore con il madridismo e di crescente ostilità altrove. Tra scherni, critiche sulle sue conclusioni sbagliate e giocate spettacolari finite male, il giovane brasiliano è diventato il bersaglio preferito di molti colleghi e tifosi. Il caso Benfica: razzismo in campo? Martedì 17 febbraio, durante Benfica - Real Madrid, le tensioni sono esplose di nuovo. Il Real Madrid ha dichiarato di aver fornito alla UEFA tutte le prove disponibili per chiarire se il giocatore del Benfica Prestianni abbia rivolto insulti razzisti a Vinicius Jr. Il club spagnolo ha ribadito il suo impegno a combattere razzismo, violenza e odio nello sport e nella società. Tra sostegno e polemiche Vinicius resta un personaggio controverso: adorato dai tifosi del Real, criticato e provocato altrove. Nonostante la protezione del tecnico Carlo Ancelotti, le polemiche non si fermano. Ogni partita è uno specchio della sua carriera: tra talento straordinario e momenti di tensione, Vinicius Jr. è ormai simbolo di un calcio in cui razzismo, provocazioni e attenzione mediatica convivono con le qualità dei campioni. Il dibattito globale Dall’Europa all’America Latina, dal calcio alla società, Vinicius Jr. divide opinioni. È il riflesso di un mondo sportivo sempre più sensibile alle ingiustizie, ma anche affamato di protagonisti che sappiano far parlare di sé. In questo contesto, il brasiliano non è solo un giocatore: è un caso emblematico, tra amore, odio e spotlight mediatico.
Negli ultimi tempi ho la sensazione che il calcio stia diventando sempre più una battaglia tra guardie e ladri: da una parte gli arbitri, dall’altra i calciatori che provano costantemente a ingannarli. È un atteggiamento che, giornata dopo giornata, prende piede e rischia di trasformare il gioco in qualcosa di artefatto e teatrale, lontano dalla sua essenza. Alla fine però, come spesso accade, chi vince ha ragione. E così, nell’ultima sfida tra Inter e Juventus, l’episodio che ha visto protagonista Bastoni – con la conseguente espulsione di Kalulu – ha finito per indirizzare la partita e consegnare ai nerazzurri tre punti pesantissimi in chiave scudetto. Il dopo gara è stato rovente. La Juventus, furibonda, ha scelto di non mandare a parlare l’allenatore, ma i massimi rappresentanti del club. Prima l’amministratore delegato Damien Comolli, poi Giorgio Chiellini, oggi responsabile delle strategie sportive. Nessuno ha voluto analizzare davvero la partita, concentrandosi invece sull’episodio incriminato. Chiellini è stato durissimo: impossibile parlare di calcio dopo quanto accaduto; inaccettabile l’ennesimo episodio controverso dall’inizio della stagione. Parole che riflettono un malessere sempre più diffuso. Il problema, però, va oltre il singolo episodio. La Serie A continua a essere macchiata da errori arbitrali ripetuti. Sbagliare è umano, certo. Ma ciò che preoccupa è che nemmeno l’introduzione del VAR abbia ridotto davvero le polemiche. Anzi, spesso sembra aver aumentato confusione e tensione. A volte la tecnologia non viene utilizzata quando sarebbe necessario, altre volte interviene generando ulteriore incertezza e pressione sull’arbitro di campo. Il tentativo di codificare ogni situazione di gioco ha creato un cortocircuito regolamentare da cui le istituzioni calcistiche italiane, apparse deboli, faticano a uscire. Secondo quanto riportato da Calcio e Finanza, la FIGC sarebbe stata vicina al commissariamento dell’AIA, il cui presidente Antonio Zappi è stato inibito per 13 mesi in primo grado dal Tribunale Federale Nazionale. Un segnale evidente di un sistema arbitrale in piena crisi. L’ultima giornata di campionato potrebbe rappresentare un punto di non ritorno. Partite come Genoa-Napoli, Bologna-Parma e Juventus-Lazio hanno scatenato un putiferio di polemiche per decisioni arbitrali controverse, in alcuni casi difficili persino da comprendere. Dopo Juventus-Lazio, l’allenatore bianconero Luciano Spalletti ha sollevato un tema centrale: il non professionismo degli arbitri. Ha ricordato come siano gli unici, in campo, a non essere professionisti a tempo pieno. Una riflessione che ha aperto un dibattito profondo e necessario. L’AIA ha risposto dichiarandosi disponibile a lavorare verso una riforma strutturale, magari avvicinandosi al modello britannico, dove la figura dell’arbitro professionista è ormai consolidata. Siamo di fronte a un bivio decisivo per il calcio italiano. O il sistema trova il coraggio di riformarsi, restituendo chiarezza e autorevolezza alla classe arbitrale, oppure il rischio è quello di vedere il calcio italiano scivolare sempre più in una spirale di sospetti, simulazioni e polemiche infinite. E a perderci, alla fine, sarà solo il gioco.
| Pos | Squadra | Pt | G | V | X | S | GF | GS |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Inter | 61 | 25 | 20 | 1 | 4 | 60 | 21 |
| 2 | Milan | 54 | 25 | 15 | 9 | 1 | 41 | 19 |
| 3 | Napoli | 50 | 25 | 15 | 5 | 5 | 38 | 25 |
| 4 | Roma | 47 | 25 | 15 | 2 | 8 | 31 | 16 |
| 5 | Juventus | 46 | 25 | 13 | 7 | 5 | 43 | 23 |
| 6 | Como | 42 | 25 | 11 | 9 | 5 | 39 | 19 |
| 7 | Atalanta | 42 | 25 | 11 | 9 | 5 | 34 | 21 |
| 8 | Bologna | 33 | 25 | 9 | 6 | 10 | 34 | 32 |
| 9 | Lazio | 33 | 25 | 8 | 9 | 8 | 26 | 25 |
| 10 | Sassuolo | 32 | 25 | 9 | 5 | 11 | 29 | 35 |
| 11 | Udinese | 32 | 25 | 9 | 5 | 11 | 28 | 38 |
| 12 | Parma | 29 | 25 | 7 | 8 | 10 | 18 | 31 |
| 13 | Cagliari | 28 | 25 | 7 | 7 | 11 | 28 | 35 |
| 14 | Torino | 27 | 25 | 7 | 6 | 12 | 25 | 44 |
| 15 | Genoa | 24 | 25 | 5 | 9 | 11 | 29 | 37 |
| 16 | Cremonese | 24 | 25 | 5 | 9 | 11 | 21 | 33 |
| 17 | Lecce | 24 | 25 | 6 | 6 | 13 | 17 | 31 |
| 18 | Fiorentina | 21 | 25 | 4 | 9 | 12 | 29 | 39 |
| 19 | Pisa | 15 | 25 | 1 | 12 | 12 | 20 | 42 |
| 20 | Verona | 15 | 25 | 2 | 9 | 14 | 19 | 43 |