Luciano Spalletti e Stefano Pioli possono entrare nel nobile cenacolo dei quattro tecnici che si contenderanno il trofeo più nobile d’Europa e aggiungersi ai colleghi italiani che hanno vissuto una semifinale di Coppa dei Campioni. Non sono tantissimi: 16. Anche questa una schiera eletta di bei nomi: Rocco, Bernardini, Trapattoni, Sacchi, Ranieri, Lippi, Ancelotti, Allegri... Spalletti e Pioli hanno iniziato il mestiere allenando i ragazzi: Luciano a Empoli 30 anni fa, Stefano a Bologna 24. La stessa, lunga, gavetta formativa per arrivare allo scudetto quasi insieme, il milanista un anno fa, il napoletano tra poco. Uno solo, stanotte, assurgerà a una dimensione internazionale diversa.
la resa dei conti
Al primo incrocio, nel settembre 2006, Pioli (Parma) ne prese quattro in casa da Spalletti (Roma). E per la successiva decina di sfide, Luciano è stato un tabù. Ma di recente il milanista ha aggiustato le statistiche, con la vittoria-scudetto di Giroud al Maradona e le due in questo mese. Il 2 aprile ha restituito l’antico 4-0 a domicilio, in campionato; il 12 ha vinto per 1-0 l’andata dei quarti di Champions League a San Siro che condiziona il partitone di stasera. Alla vigilia, Spalletti e Pioli sembravano due casalinghe che rovistavano nel cestone dei capi scontati: ognuno tirava su la statistica che serviva. Il Napoli, che deve fare gol, è la squadra che ne ha segnati di più in questa Champions: 25 come il Manchester City del fenomenale Haaland; ritrova il capocannoniere della Serie A, Osimhen (21 gol in 24 partite), e ha in Kvaratskhelia il terzo assistman del torneo, dietro a Vinicius (Real) e Cancelo (Bayern). Il Napoli, che deve vincere, viene da 12 risultati utili interni e, in questa edizione, ha vinto al Maradona quattro volte su quattro, con almeno tre gol a partita.
diavolo di ripartenza
Dal cestone dei numeri confortanti, Pioli, che se non prende gol ha la certezza della semifinale, pesca le 5 ultime partite di Champions in cui ha tenuto la porta chiusa. Una striscia del genere non riusciva al Milan dal 2004-05, quando arrivò in finale, guarda caso, a Istanbul. La semifinale del 2007, preambolo del trionfo di Atene, la finale del 2005, il San Paolo di Gullit e Van Basten... Il popolo rossonero, con le farfalle nello stomaco, vede riannodarsi i fili con il suo passato glorioso. Galliani che si sgola di gioia a San Siro è una conferma in più. Due sole volte, nella sua storia, il Diavolo non si è qualificato in un turno a eliminazione diretta di Champions dopo aver vinto l’andata. Il Milan che, come ha ricordato Pioli, non può difendersi e basta, ma dovrà qualificarsi a colpi di ripartenze, scatenerà Leao, già protagonista negli incroci di aprile: di tutti i giocatori di Champions, il portoghese è secondo al solo Vinicius (36) per numero di dribbling (33). Una garanzia di libertà dall’assedio.
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